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Apoxyómenos
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Lmwdq'mwdgApoxyómenos (traslitterazione dal mwdwparticipio mweagreco ἀποξυόμενος, "colui che si deterge"), talvolta citato in mweqitaliano come mwegmwewApossiomeno,cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4] è una statua bronzea di mwjaLisippo, databile al mwjq330-mwjg320 a.C. circa e oggi nota solo da una copia marmorea (mwjwmarmo pentelico) di mwkaetà claudia del mwkqMuseo Pio-Clementino nella mwkgCittà del Vaticano. Si conoscono inoltre varie copie con varianti.

Contents

Storia
Stile
Note

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Storia

La statua bronzea dell'Apoxyómenos, assieme ad un'altra statua di mwlgLisippo che rappresentava un mwlwleone giacente, si trovò, in epoca successiva, ad abbellire e ornare le mwmaterme di Agrippa in mwmqRoma. mwmgTiberio, affascinato dall'opera, provò a portarla nel mwmwsuo palazzo sul mwnaPalatino, ma dovette poi ricollocarla a posto per le proteste dei Romani.

Una versione marmorea fu rinvenuta nel mwng1849 nel quartiere romano mwnwTrastevere,cite-ref-mv-5-0[5] nel vicolo delle Palme, che da quel ritrovamento, prese poi il nome di "vicolo dell'Atleta".cite-ref-romasegreta-6-0[6]cite-ref-treccani-7-0[7] Unitamente alla statua furono ritrovate anche le statue del mwraToro frammentario e il mwrqCavallo di bronzo.

L'opera venne esposta, quasi subito, nei mwrwMusei Vaticanicite-ref-treccani-7-1[7] (Città del Vaticano), inizialmente nella camera del Mercurio, nel cortile ottagonale, quindi fu rimossa e spostata al mwtaBraccio Nuovo. Nel mwtq1924 fece il percorso a ritroso e ritornò nella Camera dell'Hermes, dove ci fu un nuovo, più accurato restauro effettuato dai Galli. Questi, tra le altre cose, tolse il dado posto dal mwtgTenerani nella mano destra, provvide a rifare lo mwtwstrigile, effettuò la sostituzione di vari perni esistenti e infine, vi integrò molto accuratamente le dita distese. Nel mwua1932 la statua trovò la sua collocazione definitiva nella stanza più propriamente detta Gabinetto dell'Apoxyómenos. Nel mwuq1994 la scultura fu oggetto di una profonda e completa opera di pulitura.

La statua fin dal suo ritrovamento ebbe subito una grandissima notorietà mondiale: di essa fu diffuso il mwuwcalco in gesso, in numerose copie e in varie parti d'mwvaEuropa. Una copia del calco, venne richiesta anche dallo scultore Shakespeare Wood, al quale venne donata, per essere poi collocata nell'Accademia di Belle Arti di mwvgMadras. In tale occasione e per tale finalità fu realizzata una copia cosiddetta "forma buona", vale a dire, una particolare matrice in gesso; di questa operazione, rimasero visibili le tracce fino a quando fu effettuato l'ultimo restauro.

Una variante del tipo dellmwwq'mwwgApoxyómenos è il cosiddetto mwwwmwxaAtleta di Lussino, un originale bronzeo trovato nel mwxq1996. Una più simile a quest'ultima, ma con le braccia reggenti un vaso si trova nella mwxggalleria degli Uffizi.

Descrizione

Lmwyq'mwygApoxyómenos raffigura un giovane atleta nell'atto di detergersi il corpo con un raschietto di metallo, che i Greci chiamavano ξύστρα e i Romani mwywstrigilis, in italiano mwzamwzqstriglia.cite-ref-instoria-8-0[8] Era uno strumento dell'epoca, di metallo, ferro o bronzo, che era usato solo dagli uomini e, principalmente, dagli atleti per pulirsi dalla polvere, dal sudore e dall'olio in eccesso che veniva spalmato sulla pelle prima delle gare di mwaglotta.cite-ref-mv-5-1[5] L'atleta è quindi raffigurato in un momento successivo alla competizione, in un atto che accomuna vincitore e vinto.cite-ref-instoria-8-1[8]

La versione dei Musei Vaticani si presume sia stata eseguita in un'officina romana di buona qualità, pure se, ad una più attenta analisi, resta qualche piccola imperfezione e decadimento di livello; ne è un particolare esempio la resa della zona interna del braccio sinistro. La statua risulta nella sua totalità sostanzialmente completa e tuttora in condizioni molto buone. Piccoli particolari rovinati si possono riscontrare nella punta del mwdanaso, mancante, diverse scheggiature relative all'mwdqorecchio sinistro, ai mwdgcapelli, a una delle mwdwmascelle e anche allo mweazigomo sinistro. Esistono due fratture sul mweqbraccio destro; una è situata alla metà circa del mwegbicipite e una seconda sopra il mwewpolso. Il braccio sinistro riporta una frattura alla mwfaspalla, dove si possono anche notare piccole perdite di materiale e una seconda frattura al polso.

Su una vasta zona dell'mwfgavambraccio destro sono evidenti le tracce di leggere corrosioni e di un'antica azione del fuoco. In una delle mani mancano tutte le dita e si notano fori di perni che risalgono ad un precedente restauro.

Mancano anche il mwgapene e una parte dei genitali nella zona inferiore. La mwgqgamba sinistra rivela una frattura sotto l'mwgganca. La gamba destra rivela due fratture; sotto la mwgwcaviglia e sotto il mwhaginocchio.

Stile

Col gesto di portare in avanti le braccia (tesa la destra e piegata la sinistra), la figura segnò una rottura definitiva con la tradizionale frontalità dell'arte greca: le statue precedenti avevano infatti il punto di vista ottimale davanti (un retaggio delle collocazioni dei simulacri nelle mwhwcelle dei templi), mentre in questo caso per godere appieno del soggetto si deve girargli intorno. Con tale innovazione l'opera è considerata la prima scultura pienamente a tutto tondo dell'arte greca.

La figura si muove ormai nello spazio con una grande naturalezza, con una posizione a contrapposto che deriva dal mwiqmwigDoriforo di mwiwPolicleto; in questo caso però entrambe le gambe sostengono l'atleta e la sua figura è leggermente inarcata verso la sua sinistra, seguendo quel gusto per la dinamica e l'instabilità maturato da mwjaSkopas qualche anno prima. Esso si protende nello spazio con audacia, col peso caricato sulla gamba sinistra (aiutata da un sostegno a forma di tronco d'albero) e con una lieve torsione del busto, che spezza irrimediabilmente la razionalità del mwjqchiasmo policleteo, cosicché i pesi non sono più distribuiti con simmetria sull'asse mediano. Il corpo dell'opera è percorso da una linea di forza ondulata e sinuosa, che dà l'impressione allo spettatore che l'opera possa in qualche modo andargli incontro.

Il corpo è snello, con una testa più piccola del tradizionale 1/8 dell'altezza del mwjwcanone di Policleto, in modo da assecondare un'innovativa visione prospettica, che tiene conto del punto di vista dello spettatore piuttosto che della reale antropometria della figura. Scrisse a tale proposito mwkaPlinio che Lisippo «soleva dire comunemente che essi [gli scultori a lui precedenti] riproducevano gli uomini come erano, ed egli invece come all'occhio appaiono essere» (mwkqmwkgNaturalis Historia, XXXIV, 65.).

Note

cite-note-11. mwmqOttavio Bertotti Scamozzi, mwmgmwmwLe terme dei romani disegnate da Andrea Palladio, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 2009, mwnaISBNmwnq 978-88-240-1161-7. mwnwURL consultato il 26 agosto 2022.
cite-note-22. mwowmwpamwpqLa Parola del passato, G. Macchiaroli., 1987. mwpgURL consultato il 26 agosto 2022.
cite-note-33. mwqgGoffredo Bendinelli, mwqwmwraLuigi Canina (1795-1856): le opere i tempi, Società di storia, arte e archeologiamwrq : Accademia degli immobili, 1953. mwrgURL consultato il 26 agosto 2022.
cite-note-44. mwsgmwswmwtaMinerva rassegna internazionale, Soc. ed. Laziale, 1911. mwtqURL consultato il 26 agosto 2022.
cite-note-mv-55. mwuwmwvamwvqApoxyomenos, su mwvgmuseivaticani.va. mwvwURL consultato il 28 luglio 2017.
cite-note-romasegreta-66. mwwwmwxamwxqVicolo dell'atleta, su mwxgromasegreta.it. mwxwURL consultato il 28 luglio 2017.
cite-note-treccani-77. mwzqmwzgmwzwApoxyómenos, su mw0atreccani.it, Treccani. mw0qURL consultato il 28 luglio 2017.
cite-note-instoria-88. mw1wmw2amw2qLisippo di Scicione: l’Apoxyomenos, su mw2ginstoria.it. mw2wURL consultato il 28 luglio 2017.

Voci correlate

• mw3wLisippo
• mw4qPolicleto
• mw4wScopas
• mw5wStrigile

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1958Licia Vlad Borrelli, APOXYOMENOS, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1958.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1994Paolo Moreno, APOXYOMENOS, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994.